Trasformazione da analogico a digitale, come farla nella tua professione (parte seconda)

Trasformazione da analogico a digitale, come farla nella tua professione (parte seconda)

Abbiamo già parlato della trasformazione da analogico a digitale, come farla nella tua professione in un precedente articolo (per leggerlo clicca qui).

Nel precedente articolo ci siamo soffermati soprattutto sul concetto di Dematerializzazione e abbiamo visto come il passaggio dai faldoni al digitale è soprattutto un passaggio organizzativo e di processo oltre che di cambio di mentalità.
Il cambiamento che ha portato il Covid-19 e i conseguenti lockdown sono stati dei fattori di accelerazione. In modo quasi naturale (e frenetico) tutti si sono lanciati verso strumenti e soluzioni “take away”, tutti si sono affidati ai fantomatici ”10 consigli per lavorare in smart working”.

La trasformazione da analogico a digitale ha toccato tutti. Ha riguardato istituzioni, aziende, liberi professionisti e ogni singolo individuo. Oggi, dopo qualche mese dal primo lockdown, possiamo analizzare cosa è successo.

In molti hanno trasformato una normale giornata lavorativa in un grande file, un cambiamento da analogico a digitale il cui paradigma sono state scene di questo genere:
intere giornate lavorative online con riunioni che cominciano sotto la doccia, pipì durante le videocall (nella migliore delle ipotesi, ricordandoci di togliere l’audio e il video), webinar seguiti in pigiama o a mezzo busto (diciamo che siamo stati creatori di tantissimi casi che ci hanno fatto sorridere – più che imbarazzare – ed anche questo è stato un notevole cambiamento).

Ci siamo adattati, ma adattarsi non è una trasformazione da analogico a digitale, è semplicemente una tecnica di sopravvivenza, una semplice equazione:
non posso uscire + devo lavorare = trovo la soluzione migliore

I processi lavorativi dei nostri studi sono stati adattati, sono stati traslati ma non riprogettati, non abbiamo abbracciato una vera trasformazione, anzi, abbiamo creato un modello che ammicca alla digitalizzazione con la speranza di tornare presto in ufficio (riabbracciando – senza mascherina – l’amato mondo analogico).

Oggi abbiamo una certa distanza temporale e, alla luce di quello che accade e che forse ci aspetta per i prossimi mesi, dovremmo cominciare a riflettere su quello che abbiamo fatto. E questo prima di trovarci ad abbracciare delle pratiche che crediamo essere una trasformazione da analogico a digitale ma in realtà sono solo delle forzature che, come una molla tirata, appena allentiamo la presa, torneranno alla forma originale.

Potremmo definire questa fase “digitization”.

Sì, lo so, il termine è brutto e complesso ma il suo senso è preciso e descrive al massimo questa situazione: in informatica è la semplice conversione da un dato analogico a digitale.

Possiamo parlare di digitalizzazione?

Credo proprio di no!

Abbiamo però una fortuna, la possibilità di aver fatto una prima esperienza. Ora possiamo cominciare a riflettere sul concetto di cambiamento e creare veramente una trasformazione da analogico a digitale per la nostra professione.

Ripartire dalla visione della nostra professione, della nostra vita da professionisti, cambiare il nostro mindset e cominciare a toccare con mano l’organizzazione complessiva e totale della nostra attività per renderla più proficua grazie proprio alla spinta propulsiva dell’onda della trasformazione digitale (quella reale, ovviamente).

Abbiamo una grande possibilità: partire dall’esperienza “imposta” per arrivare ad un vero cambiamento di prospettiva e forma mentis che ci permetterà di migliorare in modo notevole la nostra vita da professionisti, un’occasione più unica che rara.

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Shaka!

Dettagli Andrea Bonetti

Primitivo digitale, ha rifiutato per anni la tecnologia per poi innamorarsi della comunicazione, dei processi, dell’innovazione e del digital.

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