I tuoi collaboratori sono pronti a cambiare? E allo Smart Working? E tu?

I tuoi collaboratori sono pronti a cambiare? E allo Smart Working? E tu?

“Può darsi che non siate responsabili della situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiare”.

UAU. Frase che spacca. Non l’ho pensata io (cerco solo di metterla in pratica il più possibile). È una frase pronunciata da Martin Luther King.

Avete presente il tempo in cui è vissuto Martin Luther King? Anni 50-60, lotta per i diritti civile, razzismo. Sono le parole chiave per poter percepire il significato profondo della frase.

La vita ci pone dinanzi a situazioni “particolari” che non derivano (almeno direttamente) dalla nostra diretta responsabilità. Noi possiamo scegliere di amplificarla, subirla oppure operare una vera e propria trasformazione (digitale nel nostro caso).

Come surfista digitale (italiano) mi è venuta subito in mente un discorso di Marchionne in cui esortava a “cambiare l’approccio, il punto di vista, perché è l’unico modo per cambiare davvero”.

Quindi, ho scelto deliberatamente di non scrivere di smart working, delle sue potenzialità, dei vantaggi, degli aspetti normativo (in rete puoi trovare di tutto e di più da voci autorevolmente più esperte di me).

Voglio condividere con te qualcosa che dai più viene sottovalutato (ma che credo sia il vero cuore pulsante): l’atteggiamento mentale (mindset) sull’utilizzo dello smart working.

E sì. Potremmo conoscere tutte le potenzialità, tutti gli aspetti tecnici, tutti i rivoli normativi , eppure non sfruttare i vantaggi di una tale rivoluzione digitale nello svolgimento delle attività lavorative a distanza.

Ciò vuol dire che capita (mooolto spesso) che noi professionisti:
– adottiamo i migliori ritrovati tecnologici per lavorare a distanza (a volte pagati anche a caro costo),
– facciamo sottoscrivere ai nostri collaboratori specifici patti legali per lo svolgimento del lavoro in modalità smart,
– (se siamo proprio bravi) rimoduliamo l’intera organizzazione oraria del lavoro.

Siamo animati dei migliori propositi (circa una migliore gestione dei tempi e del lavoro) e delle più floride aspettative (circa una migliore produttività). E poi? Ci ritroviamo ad avere risultati inferiori alla media (sia in ordine di guadagno di tempo che di produttività).
E se prima di lanciarci a capofitto nella sfida dello smart working ci soffermassimo (insieme ai collaboratori) sul corretto mindset da avere.

Potremmo, insieme ai nostri collaboratori:
– definire in modo chiaro gli obiettivi ed i risultati da raggiungere con l’utilizzo dello smart working (in base all’obiettivo)
– semplificare l’utilizzo degli strumenti individuando le funzioni utili (ed eliminando le altre)
– personalizzare le funzioni scelte non solo in base ai risultati attesi ma anche in base alle esigenze dei singoli operatori
– avere una visione sistemica tra le funzioni degli strumenti digitali ed i risultati attesi.

La vera trasformazione digitale del lavoro a distanza avviene con l’acquisizione del giusto digital mindset, quello che noi abbiamo battezzato Digital Mindset Plus (per conoscerlo in dettaglio clicca qui).

Tu come hai già sperimentato lo smart working nella tua attività professionale? Scrivici, commenta, dicci la tua scrivendo nel form dei commenti all’articolo. Oppure raccontaci la tua esperienza cliccando qui.

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Shaka!

Dettagli Claudio Nappo

Avvocato Giuslavorista appassionato di sviluppo personale e di digitale. Con una tendenza - sempre più evidente e preponderante - alla praticità e al digitale per rendere effettivi i vantaggi di un approccio aperto e sistematizzato e semplificato.

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