Trasformazione digitale e nuovo digital mindset: la cura per una diffusa patologia

Trasformazione digitale e nuovo digital mindset: la cura per una diffusa patologia

Hai mai pensato di poter essere affetto da una patologia e non saperlo?

Credo che tu, come me, abbia spesso avuto la sensazione avere di avere questa patologia. Ma di non saper darle un nome.

Eppure, ti posso confermare, che è più diffusa di quanto immagini. Quasi una pandemia (ops… forse in questo periodo è meglio evitare questo termine 🙂 )

Vuoi scoprire di cosa si tratta? E vuoi scoprire se l’hai contratta anche tu?

Seguimi nella lettura dell’articolo.

Ti invito a rispondere a queste domande (o se lo hai già fatto in qualche momento precedente ti invito a rivedere le risposte) :

  • Ti è mai capitato di avere il telefono in tasca e all’improvviso senti il suono di una notifica inesistente?
  • Ti è mai capitato di essere concentrato su un lavoro e venire sballottato con la mente in tutt’altro luogo solo perché hai visto l’icona di una nuova email in arrivo?
  • Ti è mai capitato di avere la voglia matta di controllare il motivo per cui ha lampeggiato l’icona di una determinata app?

Se hai risposto di si anche solo ad una di queste domande allora ⚠️ fai attenzione: la patologia è in agguato.

Di cosa si tratta?

Il mondo della psicologia applicata alla tecnologia ha battezzato questa nuova patologia col termine “FOMO”

FOMO è l’acronimo di “Fear Of Missing Out” Letteralmente, essa corrisponde alla “paura di essere tagliati fuori”

Ed è considerato un segnale predittivo dell’insorgenza di dipendenza da notifica che può avere un impatto significativo sul corpo e sulla mente e questo può arrivare ad interferire con le attività quotidiane.

Cito di seguito alcuni studi di riferimento:

Larry Dossey, FOMO, Digital Dementia, and Our Dangerous Experiment, in EXPLORE, vol. 10, n. 2, 2014-03, pp. 69–73
Milyavskaya, Marina & Saffran, Mark & Hope, Nora & Koestner, Richard: Fear of missing out: prevalence, dynamics, and consequences of experiencing FOMO. In: Motivation and Emotion, 42/2018

In pratica, è la paura costante di perdersi qualcosa di fondamentale se non si controllano le notifiche e se non si è continuamente e costantemente connessi ad internet.

Ma ci sono due buone notizie:

1. La conoscenza e la consapevolezza sono il primo passo per il cambiamento
2. Abbandonare la compagnia di una tale patologia è possibile (oltre che auspicabile)

E se nella tua testa sta comparendo la seguente frase: “sono un professionista, devo essere necessariamente sempre connesso altrimenti sono fregato (alias professionalmente tagliato fuori da tutto e da tutti)”

Ti invito a fare quest’esperimento:

Per un giorno (lavorativo, ovviamente) disattiva tutte le notifiche automatiche (da tutti i tuoi dispositivi) ed evita di controllare le notifiche ogni 30 secondi come se potessero salvarti la vita.

Ovviamente non ti chiedo di non controllare mai le notifiche durante la giornata, ti propongo solo un cambio di abitudine:
datti delle tempistiche precise per controllare le notifiche (messaggi, social ed email) e per rispondere ai messaggi arrivati (ad es. controlla le notifico 1 volta ogni ora e datti massimo 10 min. per rispondere a quelle davvero importanti).

👉 Riepilogando:

  • rispondi alle domande di anamnesi
  • rifletti ed interiorizza la diagnosi
  • sperimenta la prognosi

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E se ti è stato utile, puoi condividerlo con i tuoi amici.

Grazie per avermi fatto compagnia nella lettura.

Shaka!

Dettagli Claudio Nappo

Avvocato Giuslavorista appassionato di sviluppo personale e di digitale. Con una tendenza - sempre più evidente e preponderante - alla praticità e al digitale per rendere effettivi i vantaggi di un approccio aperto e sistematizzato e semplificato.

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