(vera) Innovazione digitale per i liberi professionisti

(vera) Innovazione digitale per i liberi professionisti

Se tu che stai lì ad aspettare la tecnologia digitale? Oppure viceversa?

Domanda inaspettata ed indisponente. Eppure è una domanda che ognuno di noi dovrebbe porsi (e con coraggio darsi una sincera risposta).

Continuo il ragionamento per destare curiosità e darti uno spunto riflessivo più intenso.

Se la tecnologia digitale se ne sta lì che aspetta di essere usata da te, allora possiamo definirlo uno strumento alleato.
Se, invece, accade il contrario, significa che non è più considerabile uno strumento (né tantomeno un’alleata).

Incuriosito? Continuo? Eccoti accontentato.

Se stai lì ad aspettare che la tecnologia digitale ti dica cosa fare (o, ancora peggio, ti dica quale emozioni provare) perché altrimenti hai un senso di vuoto, allora significa che ne sei dipendente.

Ma non è tutto (anche se è già abbastanza). Se così è, significa che la tecnologia digitale non è passiva ma attiva, tanto che pretende lei delle cose da te; in primis la tua completa e totale attenzione.

Significa che ti seduce (tenendo presente che etimologicamente seduce significa “condurre a se”). Addirittura potremmo dire che ti manipola, tanto da concederle il bene più prezioso che abbiamo: la maggior parte del nostro tempo.

Anche se ti fa credere che hai tu il comando, in realtà sei tu alla mercè delle tecnologia digitale (e non viceversa come dovrebbe essere naturale). E, in questa veste, da opportuna alleata diventa addirittura una padrona (sicuramente del nostro tempo e della nostra attenzione).

Anche se facciamo molta fatica ad ammetterlo, siamo passati da una concezione della tecnologia digitale come strumento di lavoro (da comandare) ad una concezione di strumento di dipendenza (che ci comanda).

Ti do un esempio pratico.
Ti è mai capitato di lasciare i documenti a casa, accorgertene per strada e pensare “Non torno a casa. Al limite, se mi fermano, prenderò una multa”?
E invece, ti è mai capitato di lasciare lo smartphone a casa, accorgertene per strada e dire “Mannaggia, è tardi. Però devo tornare a casa a prenderlo. Come faccio altrimenti?”
Quindi sembrerebbe che l’unica soluzione sia eliminare il digitale dalla nostra vita per non essere sopraffatti.
Ed invece no. Eliminare la tecnologia digitale sarebbe ancor più dannoso per la nostra professione (e non solo).

La soluzione è operare un cambio di paradigma. Un nuovo approccio alla tecnologia digitale come mero strumento che deve soggiacere alla nostra di volontà , alle nostre di esigenze, al nostro di comfort; e non viceversa.

Avere un nuovo e più maturo rapporto con la tecnologia così da poterla serenamente avere al nostro fianco non come padrona (o addirittura come necessaria nemica) ma come vera alleata per rendere migliore la nostra professione (e la nostra vita in generale).

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Shaka!

Claudio Nappo

Dettagli Claudio Nappo

Avvocato Giuslavorista appassionato di sviluppo personale e di digitale. Con una tendenza - sempre più evidente e preponderante - alla praticità e al digitale per rendere effettivi i vantaggi di un approccio aperto e sistematizzato e semplificato.

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